Perché l’obiettivo di una terapia psicologica efficace non è far sparire i pensieri dolorosi, ma imparare a “fare loro spazio” mentre riprendi in mano la tua vita.
C’è una frase che sento pronunciare molto spesso dalle persone che varcano per la prima volta la porta del mio studio.
Accade di solito dopo che mi hanno raccontato un evento doloroso del passato, un errore che non si perdonano, o un ricordo che continua a riaffacciarsi nei momenti meno opportuni:
“Dottore, voglio solo che questo ricordo sparisca. Voglio smettere di pensarci. Se solo potessi cancellare quello che è successo o non sentire più questo dolore, potrei finalmente tornare a vivere.”
È un desiderio del tutto umano e comprensibile. Se abbiamo un dente che fa male, andiamo dal dentista per togliere il dolore. Se un muro di casa è scrostato, lo grattiamo via e passiamo una nuova mano di pittura.
Ma cosa succede quando applichiamo la stessa logica di “eliminazione” alla nostra mente e alla nostra storia personale?
La risposta è una scomoda verità che la psicologia scientifica ha dimostrato ampiamente: più cerchi di cancellare o far sparire un ricordo doloroso, più lo rendi centrale, forte e dominante nella tua vita.
L’approccio in cui mi sono formato, ci mostra come la mente cade in un tranello paradossale:
Se io ti dicessi adesso: “Per i prossimi 30 secondi è assolutamente vietato pensare a un elefante rosa”… a cosa penseresti immediatamente?… All’elefante rosa.
Perché accade questo? Perché per verificare se stai davvero “non pensando” all’elefante rosa, la tua mente deve continuamente evocare l’immagine dell’elefante rosa per controllare che non ci sia.
Con i ricordi e i pensieri dolorosi succede la stessa identica cosa:
- Ti dici che non devi pensare a quel fallimento, a quella perdita o a quella situazione imbarazzante.
- La tua mente stabilisce la regola: “Non pensare a X”.
- Per monitorare la regola, la mente evoca X, riattivando istantaneamente tutte le sensazioni di ansia, vergogna o tristezza collegate a quel ricordo.
Questo meccanismo prende il nome di Evitamento Esperienziale.
È la tendenza a spendere enormi quantità di tempo ed energia nel tentativo di controllare, ridurre o eliminare i propri eventi interni spiacevoli. E qui sta il paradosso più grande: se usi un esercizio, una tecnica di rilassamento o persino una seduta dallo psicologo con la speranza implicita che il ricordo svanisca, stai inconsapevolmente alimentando proprio il problema che vuoi risolvere. Stai confermando alla tua mente che quel ricordo è un nemico mortale da cui devi fuggire a tutti i costi.
Immagina che la tua vita sia come un viaggio in autobus e che tu sia il guidatore. I ricordi dolorosi, i dubbi, le insicurezze e il senso di colpa sono come dei passeggeri rumorosi e minacciosi che salgono a bordo. Salgono, si mettono proprio dietro le tue spalle e iniziano a urlarti contro:
- “Sei un fallito!”
- “Ricordi cosa hai combinato in quella situazione?”
- “Fermati, non fare quella scelta al lavoro, andrà male esattamente come l’altra volta!”
Per anni hai cercato di fermare l’autobus, alzarti dal sedile del guidatore e fare la lotta con questi passeggeri per cacciarli giù dal veicolo.
Ma hai notato cosa succede mentre fai la lotta? L’autobus è fermo a bordo strada. La tua vita è bloccata. Non stai andando in nessuna direzione, perché tutte le tue energie sono assorbite dal tentativo di far tacere o far sparire quei passeggeri.
Ora prova a fare questo cambio di prospettiva: E se non fosse necessario cacciare i passeggeri per poter guidare?
I passeggeri possono continuare a urlare e a fare baccano sulle sedie posteriori, ma non hanno le mani sul volante. Il volante ce l’hai tu. Tu puoi scegliere di rimettere in moto l’autobus e guidarlo esattamente verso la destinazione che desideri, portandoti dietro il rumore dei passeggeri.
Che cosa significa davvero “Fare Spazio” ai ricordi mentre si muovono i passi?
L’obiettivo non è la “cancellazione del dolore”, ma lo sviluppo della flessibilità psicologica.
In altri termini, questo si traduce in due azioni fondamentali:
- Smettere di fare la guerra alla propria mente. Accettare un ricordo non significa “farselo piacere” o rassegnarsi passivamente alla sofferenza. Significa “prendere e ricevere ciò che c’è”, riconoscendo che un ricordo è semplicemente una traccia del passato sotto forma di parole, sensazioni corporee o immagini nel presente. Non può spezzarti. È la lotta contro il ricordo che ti sfinisce, non il ricordo in sé.
- Mentre la tua mente ripropone la solita storia, ti chiedi: “Qual è la cosa davvero importante per me oggi? Che tipo di persona, di partner, di genitore o di professionista voglio essere in questo momento?”. E poi fai un piccolo, concreto passo in quella direzione. Con i piedi che camminano verso ciò che ami, e con la tua storia che ti accompagna nello zaino.
Quando smetti di pretendere che la mente sia pulita e perfetta prima di iniziare a vivere, scopri una verità liberatoria: puoi provare ansia o tristezza per un ricordo passato e allo stesso tempo intraprendere un’azione piena di significato per il tuo presente.
È importante chiarire che questo percorso non offre “bacchette magiche” né soluzioni istantanee per resettare il passato.
Chi ti promette di eliminare i traumi o i pensieri negativi con un click ti sta vendendo un’illusione che, sul lungo periodo, aumenterà la tua frustrazione.
Il lavoro clinico allena ad imparare a stare nel presente con flessibilità verso te stesso, senza farti guidare o bloccare dai contenuti della tua mente.
Invece di consumare i tuoi anni a cercare di “riparare” chi eri nel passato, impari a investire le tue risorse per costruire chi vuoi essere oggi.
Se ti rendi conto che gran parte delle tue giornate è assorbita dalla ruminazione su eventi passati, e che il tentativo di far sparire quei pensieri ti sta allontanando dalle cose che per te contano davvero, forse è il momento di cambiare strategia.
Nel mio studio aiuto le persone a sviluppare gli strumenti per uscire dalla trappola del controllo emotivo e ritrovare la propria libertà di scelta.
Desideri capire se questo tipo di approccio è adatto alla tua situazione specifica?
Puoi richiedere un primo colloquio di consultazione psicologica per analizzare insieme le tue difficoltà attuali e valutare la possibilità di intraprendere un percorso mirato.